Fumo: ma che gran bel fumetto

febbraio 12, 2009

Nel cazzeggio mattutino, quello su internet, spaziando tra i vari facebook, Twitter e WordPress scovo grazie a FriendFeed un interessante Blog. www.coreingrapho.com . Bolg di fumettistica, al quale non sono mai stato legato particolarmente, ma che in questo caso mi ha colpito, sarà forse per il nome del fumetto in questione Fumo. Firmato makkok, disegna la passione di un ragazzo per il disegno e un finale di quelli che fanno pensare. Tecnicamente non posso certo dare giudizi, ma il disegno con le sue linee tondeggiant mi hanno trasmesso qualcosa di buono che spero possiate provare anche voi leggendolo. Il linguaggio è quello parlato, che in un fumetto come questo non poteva essere altrimenti.

Rifaccio i miei complimenti a makkok anche per i gusti in quanto a birra e mi permetto di pubblicarne una parte su questo post lasciando il link per il finale.

..Buona lettura

Qui il link diretto.


30 anni di radio libere

febbraio 7, 2009

In Italia, come in tutto il mondo, la radio ha significato un grosso cambiamento comunicativo. Un medium audio di massa. La radio ha accompagnato dal dopoguerra gli italiani ad oggi, ha tenuto compagnia, ha raccontato straordinari eventi storici, splendide storie e ha divertito milioni di ascoltatori.

Ricorreva il 5 di questo mese il trentennale delle radio libere italiane. Un passo importantissimo nella comunicazione di massa, al pari della nascita dei primi blog. La radio da emittente statale si liberalizza e si svincola dalle imposizioni e dai canoni, nasce così il progenitore delle web radio.

Facciamo un passo indietro. Radio Rai comincia a subire un processo di cambiamento grazie a trasmissioni più moderne, al passo con la musica di quegli anni, e a dj come Renzo Arbore con Alto Gradimento: trasmissione nata con l’intento, a detta dello stesso Arbore, di passare musica e puttanate, opposta alle classiche trasmissioni radiofoniche.

Il passo successivo, la nuova moda, è rappresentata dalle radio pirata. Nascono delle radio installate su vecchi pescherecci nei pressi del Canale della Manica, radio che raggiungono facilmente Londra, Parigi, Varsavia e altre importanti capitali europee. Tra queste Radio Londra e Radio Veronica. La caratteristica distintiva di queste nuove radio pirata è appunto l’allontanamento da quei canoni che le radio statali europee rappresentano. I Beatles non sarebbero mai diventati tali senza queste radio ad esempio, che trasmisero per prime il gruppo di Liverpool.

In Italia negli anni settanta nascono le prime radio libere. Emergono nuove tematiche sociali, nuovi protagonisti della scena musicale e una nuova cultura. Anche la politica comincia ad essere una delle problematiche affrontate tanto che sorgono nuove radio con chiaro indirizzo politico, ma quasi sempre apartitiche. Radio Popolare è la prima in Italia, seguiranno altre emittenti come Radio Radicale. Queste diventano subito molto seguite dagli italiani e portano nelle loro case messaggi che in nessun altro modo avrebbero valicato la soglia delle case degli italiani. Alle emittenti di sinistra si accostano\discostano quelle di destra.

Il fervore delle nuove radio è sempre maggiore, nascono migliaia di radio libere grazie alla carenza di restrizioni sulle bande radio. Bastano pochi watt, un registratore, un microfono e nuove idee per veder fiorire tantissime, anche insignificanti, emittenti radiofoniche gestite da ragazzi che vogliono solo far sentire ai loro concittadini la loro musica preferita. Una sorta di radio 2.0.

Tra le migliaia di radio libere è bene ricordare quelle di protesta, quelle che hanno dato voce ad un popolo tacente, un popolo poco considerato dal resto dell’Italia in quegli anni. In Sicilia oltre la Radio di Peppino Impastato contro la Mafia – quella dei Cento passi per intenderci – è passata alla storia con sole 27 ore di trasmissione Radio Libera di Danilo Dolci che accusò pesantemente lo Stato per le condizioni disumane in cui costringeva il popolo siciliano dopo i terremoti catastrofici di quegli anni.

Mi sento di chiudere con un semplicissimo commento: le radio libere sono state per gli italiani uno dei primi strumenti di cultura alternativa di massa, messaggi e musica laterale che hanno condizionato radicalmente quegli anni e influito nitidamente sulle radio-figlie dei nostri giorni.


La StreetArt e i suoi messaggi

febbraio 3, 2009

In vent’anni il mondo è cambiato nitidamente – non posso neanche immaginarlo bene data la mia età, appunto venti – da qualsivoglia punto di vista. Credo sia inutile soffermarsi su ciò che è successo in venti anni in tutto il mondo tra cadute di muri, guerre e scoperte scientifiche. Due decenni sono bastati affinchè la comunicazione si sia talmente tanto evoluta che è quasi difficle paragonarla a quella precedente, in vent’anni sono nati modi di comunicare stranamente innovativi e non convenzionali – anche se questo termine col passare del tempo perde significato dato che cambiano anche le convenzioni.

La StreetArt nasce proprio da questo fervore.

Da Banksy a Obey, passando tra i meno noti o meglio sconosciuti writers delle nostre città, l’ arte di strada si è diffusa come un virus che ha contagiato giovani – e non giovani – muniti di bombolette spray, secchi di vernice colorata e pennelli, in tutto il mondo. La possibilità di “dire la propria” in maniera stranamente nuova, sui muri, sui treni, sulle strade e sui marciapeidi e di poter raggiungere un numero di persone incalcolabile, sono stati certo i fattori di cotanta diffusione del fenomeno. Il fenomeno ben presto si è trasformato in sub-cultura che un po’ meno rapidamente è stato poi riconosciuto come vera e propria forma d’arte anche dai più fedeli tradizionalisti di questo ambito, grazie alla forza e ai contenuti dei messaggi.

E’ interessante come una sub-cultura possa occuparsi di tematiche tanto sensibili, spesso trascurate dai media convenzionali. E’ incredibile come sempre più spesso debbano essere queste forme alternative ad evidenziare eventi, situazioni e disagi!